L’ascesa delle professioni digitali ha sollevato questioni complesse in ambito fiscale e previdenziale, spingendo le autorità a definire un quadro normativo chiaro. L’evoluzione del mercato dei content creator, che comprende figure come YouTuber, streamer e blogger, richiede un’attenta valutazione dei redditi prodotti e della loro corretta classificazione.
Chi sono i Content Creator?
Un content creator è un soggetto che produce “contenuti scritti, immagini, registrazioni video, audio o contenuti prodotti in diretta che sono resi disponibili attraverso piattaforme digitali”. Questa definizione, sebbene molto ampia, racchiude un’intera categoria di lavoratori digitali. È fondamentale distinguere il content creator dall’influencer, una figura che “in ragione della sua popolarità e del credito maturato nell’ambito della comunità social, è in grado di orientare opinioni e gusti del pubblico”. Spesso queste due figure si sovrappongono, specialmente quando un content creator professionista raggiunge un notevole grado di popolarità.
Le Diverse Tipologie di Reddito
La remunerazione di un content creator può derivare da molteplici fonti. Le più comuni includono:
- Compensi da Piattaforme: pagamenti diretti da piattaforme social come YouTube o TikTok, che spesso riconoscono una percentuale sui ricavi pubblicitari.
- Donazioni e Gift: contributi in denaro o beni ricevuti da follower o brand.
- Sponsorizzazioni e Vendita Prodotti: monetizzazione tramite accordi di sponsorizzazione o la vendita diretta di prodotti tramite e-commerce collegati al proprio brand personale.
La Classificazione Fiscale dei Redditi nel T.U.I.R.
Data la varietà delle attività, non è possibile un inquadramento univoco dei compensi percepiti. Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (T.U.I.R.) non prevede una categoria specifica per i content creator, suggerendo di procedere in base alle modalità di svolgimento dell’attività.
Se gli elementi organizzativi (come i mezzi di produzione) prevalgono su quelli personali, i redditi sono considerati redditi d’impresa. Al contrario, se l’attività è svolta in modo abituale e indipendente, i redditi sono qualificati come redditi di lavoro autonomo, anche se generati dallo sfruttamento dell’immagine del professionista. Questa interpretazione si allinea con l’orientamento giurisprudenziale espresso nella sentenza “Cristiano Ronaldo”, che riconosce una specifica “attività autonoma di gestione dell’immagine”.
I Profili di Fiscalità Internazionale
A livello internazionale, la tassazione dei redditi dei content creator solleva dubbi sull’applicabilità dell’Articolo 14 (“Professioni indipendenti”) o dell’Articolo 17 (“Artisti e sportivi”) delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.
L’Articolo 17 si applica a figure la cui performance ha un carattere di intrattenimento. Tuttavia, l’applicazione non è automatica e richiede un “giudizio di bilanciamento” tra i vari ruoli svolti. Ad esempio, la giurisprudenza ha stabilito che l’attività di una modella, pur intrattenendo, ha come scopo principale la commercializzazione del prodotto e non l’intrattenimento in sé.
Questo stesso principio si applica ai content creator. Nonostante l’attività di creazione di contenuti abbia indubbiamente una componente di intrattenimento, il suo fine primario è spesso la promozione e la pubblicizzazione di prodotti e servizi. Pertanto, il carattere di intrattenimento difficilmente può essere considerato preponderante. Questo rende la classificazione dei content creator nell’ambito dell’Articolo 17 un’operazione complessa, lasciando aperti molti interrogativi su come la disciplina convenzionale possa adattarsi alle nuove figure della digital era.